ASSOCIAZIONE ARTISTI CREMONESI

6. Gli anni Novanta e la Mostra dei Quarant'anni

L'Associazione Artisti Cremonesi aveva affrontato un grande cambiamento nelle modalità del relazionarsi dei suoi membri fra loro e nei rapporti con la società cremonese, e negli anni Novanta diede prova delle novità apportate alla propria configurazione con una rinnovata vivacità e vitalità, aprendosi alla considerazione ed alla valorizzazione di nuovi aspetti dell'operare artistico: rassegne di vario interesse, imperniate su generi e temi diversificati (si ricordano ad esempio “Manifesti”, dedicata alle locandine cinematografiche, “Le Pietre del Duomo”, “Ex Libris”, che onorava la memoria di Elda Fezzi,…) si alternarono ad esposizioni personali di giovani artisti emergenti, abbinate a quelle dei nomi più affermati, che focalizzavano l'attenzione sui linguaggi espressivi del presente, talvolta suscitando anche qualche viva scossa provocatoria nell'opinione pubblica e nella critica. Parallelamente continuavano la partecipazione e la collaborazione degli artisti associati agli eventi promossi dagli enti pubblici: tra di essi si possono ricordare sia quelli più allegri ed ameni, come il “Salotto in Piazza”, un'iniziativa dell'allora Azienda di Promozione Turistica che dava vita nelle calde serate estive a diverse forme di intrattenimento con appuntamenti musicali, tornei di giochi, lotterie di beneficienza, concorsi a tema, ed appunto rassegne di artisti contemporanei, sia quelli prettamente artistici, come le Biennali d'arte padana. Da segnalare, peraltro, la temporanea ma fattiva cooperazione che nel corso degli anni si concretizzò con altre entità culturali ed artistiche del territorio: oltre alle già citate occasioni in cui l'Associazione Artisti Cremonesi lavorò fianco a fianco con l'Associazione Artisti Pittori e Scultori per allestire alcune esposizioni, ci furono ripetute collaborazioni con il gruppo culturale “Al Dodas”; inoltre, all'aprirsi degli anni Novanta i membri dell'Associazione che con la presente mostra celebra i suoi cinquant'anni di vita si incontrò con i membri del Gruppo Artistico Leonardo, al fine di creare un comitato coordinatore, un organismo di sinergia che facesse da garante alle iniziative scelte dal Comune. Entrambi i sodalizi, preso atto che l'arte a Cremona veniva “sentita come qualcosa da consumare passivamente e non, piuttosto come qualcosa da creare” e pur mantenendosi reciprocamente autonomi, intendevano “superare il bellicismo accademico” e mettersi “al servizio di chi desidera fare arte: la selezione ed il giudizio spetteranno poi ad altri, ciò che conta è che chi vuole esprimere qualcosa attraverso l'arte lo possa fare” (La Provincia, 2 febbraio 1991). L'accordo nasceva dall'esigenza di dare un forte impulso al mondo delle arti visive cremonesi, di divulgare compiutamente una tradizione artistica che stava gradualmente passando in secondo piano, di superare le polemiche sempre presenti, sostituendo ai contrasti verbali un concreto “rimboccarsi le maniche” per lavorare congiuntamente. Una volta regolamentato un tale comitato, i suoi membri organizzarono la prima manifestazione che rappresentò il primo passo in comune, cioè una retrospettiva su Ettore Baroschi, allestita in Santa Maria della Pietà e curata dalla prof. Mariella Morandi. L'8 dicembre 1991 fu inaugurata la “Biennale d‟Arte Padana”, seconda edizione della mostra di pittura e scultura allestita per la prima volta due anni prima tra le storiche mura di Santa Maria della Pietà. Le città e i territori di Bergamo, Brescia, Mantova, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Verona, oltre a Cremona, naturalmente, furono rappresentate dai propri artisti che, con due opere pittoriche oppure tre scultoree, resero ragione della temperie artistica delle diverse realtà locali, che confluivano in una collettiva con la speranza che i confronti fra le peculiarità dei differenti centri culturali potessero costituire stimoli e suscitare nuove idee per il perfezionamento e la crescita qualitativa dei percorsi di ricerca creativa di ciascuno. Fino al 26 gennaio del 1992 fu possibile ammirare le opere degli artisti, invitati su segnalazione di critici d'arte a loro volta suggeriti dai direttori delle testate giornalistiche più rappresentative delle varie località di provenienza. Molti nomi dell'Associazione Artisti Cremonesi comparvero ad esporre le loro opere, significative delle principali tendenze estetiche diffuse nel territorio. L'opinabilità delle scelte operate dai critici, che in virtù della propria specificità professionale erano chiamati a selezionare e giudicare, sollevarono naturalmente cori di protesta ed espressioni di disapprovazione che animarono e vivacizzarono il dibattito intorno alla rassegna stessa. La terza edizione della “Biennale di Cremona – Mostra d‟Arte Padana” fu indetta dall'Associazione Artisti Cremonesi, che si era già avvalsa e si avvaleva della stretta collaborazione dell‟altro sodalizio cremonese, l'Associazione Artisti Pittori e Scultori, alla fine del 1992; con il patrocinio del Comune di Cremona venne allestita e quindi inaugurata il 21 febbraio del 1993, e rimase aperta al pubblico per un mese esatto. Ancora una volta la partecipazione degli artisti fu selezionata tramite invito da parte di critici incaricati; ancora una volta l‟esposizione ebbe un valore interregionale e le città da cui provenivano gli artisti furono le medesime della precedente, e cioè Bergamo, Brescia, Cremona, Mantova, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Verona. Come sempre, le due opere che ciascun artista poteva presentare dovevano essere a tema libero (così come era rispettata la libertà di stile, tecnica e tendenza) ed inedite. La mostra registrò le consuete critiche e nuovi apprezzamenti. Appartiene al 1993 anche “la Mostra Monteverdiana, ripresa anche a Mantova e Venezia. In quello stesso anno l‟Associazione di via Palestro esce (…) da Cremona ed organizza „Arteinsieme‟, mostra sociale nella vicina Cella Dati, recandosi poi a Crema e Casalmaggiore per analoghe iniziative, volendo così sottolineare il proprio impegno di far cultura sul territorio in modo fattivo e solidale, come appare evidente anche nella XII Rassegna d'Arte Sacra, tenutasi quell'anno nella suggestiva cornice della chiesa di San Gerolamo” (Cordani 1998). Nel frattempo, proseguiva anche l'impegno dell'Associazione sul fronte della tutela del patrimonio artistico del nostro territorio: in particolare, si ricorda l'episodio dell'affresco di Cà d'Andrea nel 1993. Gli Artisti Cremonesi segnalarono infatti lo stato di preoccupante degrado in cui versava il dipinto murale, raffigurante una Madonna di Loreto con Bambino e i Santi Rocco e Sebastiano e conservato nella chiesa di S. Pietro in Mendicate, nella località appunto di Cà d'Andrea. All'opera di sensibilizzazione fece seguito un contributo economico che coprì una parte della spesa necessaria per il recupero conservativo dell'affresco, ammorbato dall'umidità, percorso da crepe e craquelûres, mutilato da lacune ed appesantito da integrazioni grossolane. Il gesto di sostegno da parte dell'Associazione convinse la parrocchia a proseguire nell'operazione, che non solo permise al dipinto di continuare a vivere in buona salute riscoprendo l'elevata qualità pittorica di alcuni suoi brani, ma aprì anche e soprattutto la strada ad approfondimenti e studi che lo riportarono – così pare – al suo legittimo artefice: l'affresco infatti fu identificato come “primizia di Andrea Mainardi detto il Chiaveghino, eseguito probabilmente a ridosso del suo alunnato presso Bernardino Campi, sul finire degli anni Settanta del Cinquecento” (Tanzi, Mondo Padano, 27 dicembre 1993). Tramite un intervento filologico eseguito nel rispetto della storia stessa dell'affresco e delle vicissitudini che lo avevano caratterizzato, fu pertanto possibile aggiungere un nuovo tassello all'amplissimo mosaico dell‟arte locale, che si arricchiva con un piccolo ma prezioso aggiornamento. Ma la presenza concreta, fattiva e solidale dell'Associazione Artisti Cremonesi non si esauriva nella cura verso le opere d'arte, che gli artisti spesso percepiscono peraltro quasi come vere e proprie “creature”, bensì si amplificava fino ad una più generale e globale attenzione alla persona umana: è il caso di un'asta benefica, organizzata nel 1994, di opere d'arte donate da sedici soci dell'Associazione per raccogliere fondi, al fine di sostenere una neonata associazione cittadina che compendiava le varie organizzazioni volontarie locali che si occupavano di problematiche sociali, di disabilità, di assistenza a famiglie disagiate con necessità di tipo sanitario. Nel 1994 l'Associazione organizzò inoltre, in collaborazione con l'Azienda di Promozione Turistica ed il Comune di Cremona, una collettiva denominata “Il fiore nell'arte”, cui seguirono una nuova edizione di “Arteinsieme”, la XIII Mostra d'Arte Sacra (il cui impegno fu condiviso con il gruppo culturale “Al Dodas”), e la rassegna “Omaggio a Cremona”. Le attività dell'Associazione non si fermavano; al contrario, proseguivano senza sosta e con alacre fervore. Così si pervenne all'ormai regolare appuntamento della Biennale, giunta alla quarta edizione, inaugurata l‟8 aprile 1995 e conclusasi il 30 dello stesso mese. In aggiunta alle consuete città di provenienza degli artisti espositori, e cioè Bergamo, Brescia, Cremona, Mantova, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Verona, comparvero anche Treviso e Venezia, per un totale di settantuno espositori e centocinquantadue opere esposte, selezionati tramite le assodate modalità di partecipazione. Costituì un curioso elemento di novità la possibilità, per gli artisti di Cremona e provincia che non fossero stati invitati, di inviare due proprie opere inedite al Centro culturale di Santa Maria della Pietà, per sottoporle al giudizio di una commissione, che ne avrebbe valutato insindacabilmente l'accettazione o il rifiuto. Diverse provenienze, diverse formazioni, diversi indirizzi di ricerca artistica diedero modo ai visitatori di scoprire cosa avveniva nel mondo artistico non solo locale, ma anche extra-provinciale, in un'area che si poteva definire lombardo-veneta-emiliana. Accanto agli apprezzamenti che valutarono positivamente la rassegna definendola un'interessante panoramica, pluralistica e dialogica, dell'arte moderna italiana, furono evidenziati da più parti alcuni elementi di criticità. Forse la ripetitività dell'evento, forse la libertà tematica intrinseca, forse l'eccessiva eterogeneità delle opere presenti, forse tutti questi fattori mescolati hanno influito negativamente sull'immagine della rassegna, che apparve appesantita da presenze espositive ricorrenti (con opere oltremodo datate) a scapito dei giovani, dei loro lavori e delle loro idee, caratterizzata da qualche assenza di rilievo inspiegabile e trascurata da parte delle istituzioni: una “Biennale delle conferme in ordine alla personalità e alla tipicità del lavoro di molti”, quindi una mostra sì dotata di valide testimonianze artistiche, ma ormai storicizzate, che impedivano il manifestarsi dell'hic et nunc; e priva, purtroppo, di un vero e proprio salto di qualità, con solamente “qualche tentativo di rinnovamento degno di considerazione” (Cordani, Mondo Padano, 24 aprile 1995). Al di là degli assunti più radicalmente critici, che (bisogna ammettere) giunsero da più voci, anche autorevoli, fu espresso il timore di un blocco generale nei confronti delle istanze espressive più attuali ed innovative, e fu profetizzato il rischio di un fatale oblio, che si sarebbe potuto evitare ripensando in qualche modo la struttura della mostra stessa. Il 1995 segnò anche, per l'Associazione, un nuovo cambio di sede: infatti, nell'estate di quell'anno, il sodalizio si trasferì in alcune salette del prestigioso Palazzo Grasselli (ex Ariberti) a cui si accedeva da via Mauro Macchi 2. In quei piccoli locali del centro storico, quasi all'ombra del Torrazzo, ricondotti alla dignità di un antico palazzo cremonese con il restauro reso possibile grazie al personale impegno di alcuni membri, si apriva un nuovo ciclo di vita associativa, che assumeva i connotati di un rinnovato entusiasmo e una maggiore apertura alla vita culturale, a cui si andava incontro con il consueto impegno e una durevole dedizione. La nuova galleria d'arte, aperta alle istanze espressive e creative più diverse, fu inaugurata ufficialmente il 21 ottobre 1995, con l'intervento dei professori Mario Coppetti ed Angelo Rescaglio e con l'allestimento di un'esposizione denominata “Associazionismo nel dopoguerra. Testimonianze artistiche” che metteva in mostra opere degli artisti associati scomparsi, in particolare Luigi Acerbi, Remo Azzini, Giacomo Balestreri, Cornelio Bertazzoli, Mario Biazzi, Giannetto Biondini, Renzo Botti, Mario Busini, Sereno Cordani, Pietro Ferraroni, Giuseppe Guarneri, Leone Lodi, Dante Mainardi, Aldo Malerba, Pietro Marcotti, Giovanni Misani, Egisto Naponi, Dino Papi, Gianni Penna, Luigi Riboldi, Piero Riccardi, Dante Ruffini, Iginio Sartori, Pier Giulio Spadari. “Da quell'anno sono numerose le iniziative volte a una sempre maggior presenza dell'Associazione nel tessuto vivo della città: la mostra „Condizione della donna‟ in Palazzo Comunale, (…) le abituali mostre d'arte sacra, le mostre di gruppo a Brescia, Firenze, Padova; la rassegna di grafica „I nove segni‟, la partecipazione alla mostra “Omaggio a Sant'Omobono” rappresentano tante tappe di successo nell'attività del gruppo cremonese. A tutto ciò si aggiunge l'invito ad esporre rivolto o sollecitato da molti e valenti artisti non locali che trovano nella sede di Palazzo Grasselli un ambiente accogliente e professionalmente appagante”. (Cordani 1998) Si tennero ovviamente anche mostre personali degli associati, ma non solo: ci fu spazio per collettive, quali “Diario d'Estate” e “Piccolo quadro”, e per retrospettive dedicate ad amici e colleghi defunti, tra le quali si ricorda quella dedicata a Pier Giulio Spadari, inaugurata il 12 aprile 1997, nel cinquantesimo anniversario della nascita e dopo venticinque anni dalla scomparsa prematura, che ebbe la specificità di tracciare una parabola sulla breve ma intensa carriera del giovane pittore cremonese, evidenziandone lo sconcertante spessore quantitativo e qualitativo nonostante la brusca interruzione. Furono organizzate anche conferenze sull'arte; si aggiornò lo Statuto, che negli anni successivi venne più volte cambiato, con lo scopo di rispondere in modo sempre più pronto e puntuale alle esigenze dell'Associazione in sé ed in rapporto con il mondo esterno. Mentre si avvicinava il quarantesimo anniversario dell'Associazione fondata nel 1958, venne avviato dai soci un altro evento che, per qualche anno, si tramutò in un appuntamento regolare tra gli artisti associati e tra di essi con il pubblico, come segno fondamentale della costante presenza e vicinanza degli artisti alla vita culturale della città e del territorio: la Rassegna di Natale. Nelle prime edizioni ciascun artista partecipante proponeva un'opera che fosse in grado di rappresentare il cammino artistico compiuto nel corso dell'anno, scegliendone una traccia emblematica; in tal modo l'esposizione assumeva una duplice valenza, come fondamentale momento di confronto con il pubblico e con la critica e come espressione della volontà, da parte della collettività cittadina, di conoscere le interpretazioni poetiche della realtà che tutti vivevano e che gli artisti, con la loro particolare sensibilità, trasmettevano. Costituiva pertanto un momento di reciproca conoscenza nella condivisione dei valori, dei simboli e delle suggestioni di un territorio, quello cremonese, che con le sue terre, la sua vegetazione, le sue acque, le sue foschie, le sue immense distese pianeggianti richiamava e suscitava un crogiolo valoriale ed emotivo tutto padano. Arrivò infine il 1998, traguardo dei quarant'anni della fondazione dell'Associazione Artisti Professionisti, denominazione originaria dell'odierna Associazione Artisti Cremonesi. E gli artisti festeggiarono a dovere questa importante ricorrenza. La grande mostra celebrativa di questo autorevole anniversario fu anticipata da una collettiva allestita nell'estate a Breno, località della Valle Camonica in provincia di Brescia, in un “contenitore” d'eccezione, la ex chiesa di S.Antonio, impreziosita con affreschi di Girolamo Romanino, pittore del cinquecento bresciano che nel 1519 lavorò anche nel Duomo di Cremona. Un primo colpo d'occhio, una visione d'insieme in grado di evidenziare la molteplicità degli indirizzi di ricerca, dei contenuti e degli stili che caratterizzava, da sempre e con sempre maggior forza, il sodalizio. Le celebrazioni ufficiali vennero sancite da una imponente mostra inaugurata il 19 dicembre 1998 in Palazzo Comunale, ospitata nel Salone degli Alabardieri e nella Sala dei Decurioni: “Pittura e scultura cremonese nel secondo dopoguerra. L'associazionismo artistico tra storia e cronaca di oggi”. Conclusasi il 10 gennaio 1999 e doppiata da un'analoga esposizione nella sede dell'Associazione, in Palazzo Grasselli, fu corredata da una importante pubblicazione omonima, nella quale il critico d'arte Tiziana Cordani delineò, approfondendoli, i tratti fondamentali della storia dell'entità associativa, una narrazione d'arte e di umanità cremonese. In essa si evince la convinzione del profondo radicamento del sodalizio artistico nella cultura locale, di cui era diventato patrimonio fondamentale, avendo ospitato tra le sue file alcuni degli artisti maggiormente rappresentativi della tradizione figurativa cremonese, di cui costoro furono testimoni e alla quale apportarono stimolanti contributi dall'esterno e dal presente in cui avevano operato. L'idea fu quella di dare vita ad una mostra antologica che presentasse opere di tutti coloro che erano, anche se per breve tempo, transitati nell'orbita dell'Associazione, favorendo la composizione di una panoramica il più possibile esauriente ed esaustiva dell'arte cremonese del secondo dopoguerra. Uno spaccato di storia culturale cittadina da incontrare e vivificare alle soglie del nuovo millennio. 

Crediti Graphomedia - AlpiSol