ASSOCIAZIONE ARTISTI CREMONESI

4. 1988–1990. Grandi cambiamenti

Il 1988 si aprì con l'abbandono della sede di via Arisi e della galleria “Il Poliedro”. Infatti, in una lettera scritta da Giorgio Mori (a nome del Consiglio Direttivo) indirizzata al Sindaco di Cremona e datata 5 febbraio si legge che “in seguito alla vendita per ristrutturazione dell‟edificio adiacente all'ex Politeama in via Arisi, questa Associazione è costretta, suo malgrado, ad abbandonare il locale dove ha attualmente la sede e la galleria. Poiché il sodalizio costituito esclusivamente a fini culturali non ha per questo motivo fondi che possano permettere di affrontare l'onere per una nuova sede idonea, ha deciso di rinunciare alla galleria e ristrutturare invece l'Associazione”…Una ristrutturazione rivelatasi poi radicale, nata dall'esigenza di adeguare la vita associativa ai tempi nuovi e ad una società le cui strutture (soprattutto culturali) erano andate via via modificandosi, dibattuta lungamente nel corso dell'anno, approdata infine ad una ufficializzazione davanti ad un notaio, il dott. Antonio Valcarenghi, proprio allo scadere del 1988, il 28 dicembre, quando venne indetta un'assemblea straordinaria presso la sala riunioni della sede del Gruppo Artistico Leonardo, in via Cadolini 20. Davanti al pubblico ufficiale si costituì personalmente il prof. Giorgio Mori in qualità di Presidente dell‟Associazione Artisti Professionisti e si riunirono i soci insieme al Consiglio Direttivo (formato allora, oltre che dal sopracitato Mori, dal prof. Mario Coppetti, Giuseppe Boccali, Cristiano Guatelli ed Adriano Grasselli) per deliberare sulla discussione e sull'approvazione di un nuovo Statuto per l'Associazione. Nel Verbale redatto e sottoscritto dal notaio si evince che “le modificazioni, che il Presidente illustra in dettaglio, riguardano sia l'elemento personale dell'Associazione, che la struttura organica della stessa e trovano riscontro anche nella mutata denominazione, che si propone in ASSOCIAZIONE ARTISTI CREMONESI (…). Messa ai voti la proposta del Presidente, l'Assemblea con sedici voti favorevoli ed uno astenuto delibera di approvare le modificazioni e di approvare, articolo per articolo e nel suo complesso, il nuovo testo di Statuto”, ridotto a quindici articoli. Dalle ceneri, per così dire, del sodalizio che si era legalmente costituito un trentennio prima, il quale poteva in un certo senso simboleggiare una sorta di rappresentanza di categoria, poiché tra i suoi scopi primari annoverava la tutela dei soci artisti nello svolgimento del proprio lavoro e distingueva fra professionisti e no sulla base delle fonti di retribuzione di ciascun socio, nacque una aggregazione culturale che si prefiggeva principalmente fini di carattere generale, come la tutela degli interessi morali degli associati in campo artistico, e fini di carattere strettamente artistico come la promozione di iniziative di tale genere su scala locale e nazionale, con particolare attenzione affinché si sensibilizzasse l‟opinione pubblica sulla tutela dei monumenti, lo sviluppo delle arti e la salvaguardia del paesaggio naturale. Una modifica sostanziale dello Statuto, che influì direttamente sulla nuova denominazione, fu l'annullamento della distinzione fra artisti professionisti e no: l'Associazione Artisti Cremonesi apriva infatti le porte agli artisti della città e del territorio che avessero provato le proprie qualità sia in concorsi che in esposizioni (indifferentemente su scala locale o nazionale) di pittura, scultura, incisione ed arti decorative; fermo restando il diritto di chiedere l'accesso anche da parte di chi non possedeva tali requisiti, presentando la propria domanda corredata di cinque opere esemplificanti la propria produzione che sarebbero state sottoposte al giudizio di una commissione artistica apposita, che ne avrebbe proposto l'accettazione o il rifiuto. Venne quindi a crearsi anche un nuovo organo interno all'Associazione, che veniva ad affiancarsi al Presidente (con Vice), al Segretario ed al Consiglio Direttivo, il quale ne avrebbe nominato i componenti, scelti fra “artisti che abbiano conseguito significativi riconoscimenti e (…) persone, anche estranee all‟associazione, di adeguata preparazione” (art.14). Particolare ed interessante apparve inoltre la possibilità di inserire nel Consiglio Direttivo i cosiddetti membri cooptati, cioè persone scelte al di fuori dei membri dell‟associazione dall'assemblea ordinaria (e da essa revocabili), che per la loro formazione potessero dare un contributo efficace al raggiungimento degli scopi dell‟associazione stessa; anche i Presidenti onorari avrebbero potuto farne parte. Il passo era stato compiuto, e così il “rifondato” sodalizio, con il nome di Associazione Artisti Cremonesi, proseguiva la propria attività attingendo linfa vitale proprio dalle vicissitudini che ne avevano segnato l'evoluzione e continuando a perseguire i propri intenti di sensibilizzazione della collettività cremonese alle questioni dell'arte e della cultura, in una forma associativa svincolata da ogni connotazione sindacale, aperta al contributo di tutti coloro che si esprimevano attraverso le arti figurative in genere. Nella primavera del 1989 venne quindi elaborato un ampio programma culturale: in esso “vengono individuati alcuni obiettivi a medio e lungo termine tra cui si segnala quello di creare un archivio che raccolga una documentazione significativa ed attendibile sugli artisti cremonesi viventi e su quelli di fine '800 e del '900, primo nucleo per un futuro museo di arte contemporanea. Si vuole inoltre sollecitare l'esportazione in altre città della cultura artistica cremonese programmando mostre e curando gemellaggi, ma si fanno soprattutto alcune precise richieste alle amministrazioni locali. Si chiede infatti che i rappresentanti dell'Associazione vengano invitati ogni qual volta si prendano in esame problemi della vita pubblica riguardanti specificatamente la sfera artistica (…) e di dare agli artisti la possibilità di esprimersi in vari luoghi della città con decorazioni, affreschi, murales e sculture, a testimonianza della vitalità artistica presente a Cremona” (La Provincia, 21 dicembre 1989).

Cremona, 14 ottobre 1989. Inaugurazione della sede di Via Palestro 72. Al centro il presidente onorario Renzo Rebecchi con il presidente Giorgio Mori (foto La Provincia).

Il 14 ottobre del 1989 venne inoltre inaugurata una nuova sede, nei locali del civico 72 di via Palestro: per l'occasione fu allestita quella che fu effettivamente la prima mostra sociale della neonata Associazione Artisti Cremonesi, una collettiva di quarantasette soci artisti provenienti da tutto il territorio provinciale, ciascuno dei quali espose una propria opera, sia che si trattasse di noti ed affermati maestri delle varie discipline, sia di giovani che per la prima volta si presentavano al pubblico con le proprie creazioni, nell'ottica di un naturale e necessario ricambio generazionale che lasciasse spazio agli esordienti senza per questo privarli del modello prezioso dei “veterani”. L'intento specifico di quella esposizione inaugurale era quello di “aprire spazi espressivi in certa misura alternativi alla dimensione tradizionale dell'atelier artistico, rilanciare l'arte figurativa come patrimonio culturale della città (…). [Si registrò un] clima delle grandi occasioni, dunque, e tanto entusiasmo per questa nuova espressione culturale sorta per amore dell'arte e in un perfetto spirito di volontariato (…). Una vera e propria sfida della creatività, insomma, che gli artisti cremonesi – come hanno avuto modo di sottolineare (…) il presidente Giorgio Mori ed il presidente onorario Renzo Rebecchi – intendono porgere all'opinione pubblica cremonese ed allo stesso mondo istituzionale” (La Provincia, 15 ottobre 1989). E ancora, giorni dopo, si scriveva: “si tratta di un passo avanti per dare peso e voce all‟opinione tecnica e qualificata di chi opera nel settore. (…) c'è oggi da registrare questo fatto nuovo, consistente nell'aggregazione del maggior numero di operatori artistici in una associazione che non vuole avere valenze di parte, ma attributi solidali di corporazione (…) sarebbe opportuno che anche altri autorevoli autori trovassero spazio in questa realtà, con lo scopo specifico di non subire gli eventi culturali di matrice artistica, in ambito provinciale” (Primapagina, 27 ottobre 1989) . Sì, perché la rifondazione dell'Associazione su nuove basi portò con sé, in modo inevitabile se non naturale, alcuni punti di criticità, che tuttavia si tramutarono in grandi divergenze d'opinioni, percepite insanabili a tal punto che si tradussero poi vere e proprie defezioni. Si allontanarono spontaneamente, infatti, alcuni artisti, nomi noti tra i quali Franca Baratti ed Ercole Priori, discordando sul ruolo e la funzione che l'Associazione avrebbe dovuto ricoprire. Il motivo del dissenso verteva, ancora una volta, su una questione che dalle origini aveva connotato la storia del sodalizio, quella della professionalità dell'artista, che questi artisti non vedevano e sentivano più riconosciuta correttamente; al contrario percepivano la perdita di vista della rappresentatività della categoria, e una minore capacità di poter far valere con serietà la propria voce nei rapporti con le istituzioni. Queste defezioni non furono prive di strascichi: i critici d'arte, gli artisti stessi, ma anche privati cittadini, semplici spettatori o veraci amatori delle arti intesero comunicare a mezzo stampa la propria visione della faccenda. La formazione, l'operatività, la creatività, il giudizio degli esperti: diversi e molteplici criteri emersero in un dibattito che infiammò gli animi in quel gelido inverno. Al di là delle frecciate più acri e pungenti, la diatriba riportava a galla il problema del senso e della legittimità della professione artistica nella Cremona di quegli anni. Il 1989 fu anche l'anno del Duomo, un'imponente iniziativa voluta in occasione di importanti restauri alla chiesa madre della nostra Diocesi, la cui lapide di fondazione riporta l'anno 1107. Tra gli eventi programmati per sensibilizzare la cittadinanza e le istituzioni al sostegno della serie di interventi necessari per il consolidamento ed il recupero del monumento ci fu anche un avvenimento in cui una quarantina di artisti cremonesi, tra cui molti membri dell'Associazione, diedero il loro personale contributo a sostegno della causa, con un gesto piuttosto originale: la donazione di una propria opera, che sarebbe stata consegnata quale riconoscimento a coloro che avrebbero compiuto un atto di generosità tramite un'offerta che pertanto sarebbe confluita nell'impegno finanziario per i lavori di restauro. Una sorta di asta sui generis, quindi, che senza nessun intento commerciale, bensì totalmente artistico, doveva servire a raccogliere parte dei fondi necessari per la conservazione e la valorizzazione della nostra Cattedrale. Al di là del risultato dell'iniziativa, citandola come esempio si vuole evidenziarne l'emblematicità, in riferimento al legame che gli artisti avevano instaurato con il territorio. Un legame non solo ideale, ma che si traduceva anche nella partecipazione alla vita pubblica della città, una finalità che peraltro era stata puntualizzata anche nello statuto dell'Associazione. Ma il 1989 si caratterizzò anche per un altro importante evento al quale gli artisti cremonesi presero parte dando il loro personale ed originale contributo: la “Prima Biennale di Cremona – Mostra d'Arte Padana”, allestita nella prestigiosa cornice di S. Maria della Pietà dal 25 aprile al 21 maggio. Voluta dal Comune di Cremona per presentare opere di artisti che documentassero le direttrici principali della produzione artistica del territorio cremonese e limitrofo, ospitò anche lavori di autori provenienti dalle province confinanti di Brescia, Bergamo, Mantova, Parma e Piacenza. La rassegna intendeva gettare le basi per un percorso che, prendendo atto dello status quo dell‟arte padana nell'ambito del dibattito contemporaneo (sempre acceso ed articolato), potesse dare vita ad appuntamenti scadenzati, con l'obiettivo di conferire regolarità e continuità ad una tipologia di discorso culturale che nel campo delle arti visive si andava profondamente rilevando. Richiamare l‟attenzione sulle questioni più importanti connesse al mondo dell'arte contemporanea e documentare le attività creative specifiche delle terre del Po, gli intenti primari dichiarati. “Ciò che conta è tornare a parlar d'arte tra di noi, ammirarla o contestarla ma comunque, nell'un caso o nell'altro, renderla attuale, viva, oggetto di dialogo e di polemica. E noi critici (…) teniamo soprattutto a questo, di tornare a considerare Cremona come città d‟arte non legata meramente al passato remoto; di vedere i suoi cittadini incuriositi, entusiasti e perché no magari anche delusi, purché sian vivi, entrino nel dibattito e nella verità attuali (…), vivere l'oggi profondamente, come è necessario in tutte le epoche, rinfrescando, proprio con questa acquisizione o rigetto, la nostra splendida tradizione figurativa che tanto più vale quanto continua nel tempo e diventa carattere storico oltreché estetico” (Mascherpa 1989). Tornando a questioni più strettamente legate alla rinata Associazione, si segnala come sul settimanale cremonese “Mondo Padano” del 26 febbraio 1990, il Consiglio Direttivo dell'Associazione Artisti Cremonesi ritenne necessario chiarire alcuni punti fondamentali del nuovo sodalizio che si stava preparando da un punto di vista programmatico ed organizzativo in vista degli impegni che avrebbe dovuto gestire. Si scrisse che “l'Associazione degli artisti cremonesi, non essendo per sua natura una ghilda, ossia una consorteria di arti e mestieri e non avendo dunque in nessun predicato la difesa di particolari interessi di produzione economica (ma semplicemente la finalità di testimoniare e conservare tutto ciò che di storicamente determinante è stato prodotto nell'arte cremonese contemporanea), intende ricostituirsi come una libera associazione di artisti liberamente associati, di pittori dunque e di scultori o di ogni sorta di persona che produca manufatti accettabili di godimento estetico. Non può essere dunque selettiva o non può esserlo troppo, in virtù appunto della sua stessa natura, di rendere cioè testimonianza di quello che nel bene o nel male è stato eseguito artisticamente nella nostra città. Una serie di documenti appunto che non possono essere se non transeunti di tempi, costumi e generi intellettuali, singolare riproduzione di un più vasto movimento di idee e di umori cui non sono estranei i tramiti di una informazione polivisiva. A un documento non si può chiedere però di essere altra cosa, se non rendere chiaro se stesso (…), la sua storicità autentica e palpitante. L'arte come noi l'intendiamo è dunque un documento (non freddo però), (…) agli artisti che aderiscono al nostro sodalizio noi chiediamo (…) uno sforzo cioè che ci permetta di crescere e d confrontarci, così con le idee come con le opere, con la pratica del fare, dell'organizzare e del progettare. Noi non siamo per principio contrari ad un tipo diverso di associazione, implicitamente anche diverso dal nostro, né siamo contrari al problema (…) che artisti di indiscutibile valore ritengano proficua una associazione che difenda, oltre al loro prestigio di valenti artefici, anche il lato commerciale del loro lavoro. Diciamo semplicemente che tale rapporto associativo non rientra nello spirito (…) del nostro statuto oltre che nelle prospettive dei nostri contributi programmatici”. A chi si iscriveva all'Associazione era pertanto “richiesta” l'accettazione di un dibattito, di un confronto tra idee e linguaggi, tra principi e tecnologie, tra contenuti e forme in vista di una vera e propria scommessa con il futuro che si doveva concretizzare con la consegna di un programma comune e la realizzazione di un panorama completo e globale sulla produzione artistica cremonese. Si entrava a far parte, insomma, di un organismo sociale che della socialità sviluppava l'aspetto propositivo e fattivo. Si organizzarono quindi numerose esposizioni, sia personali che collettive, con temi e soggetti differenti e particolari. La polemica scatenatasi all'interno del mondo degli artisti non fu però sterile, le divisioni e l'allontanamento spontaneo di alcuni rispetto alle visioni della nuova Associazione Artisti Cremonesi non si limitarono ad un ritiro, ad una rinuncia, ad un abbandono: nel 1990, infatti, con un regolare atto notarile, si costituì un altro sodalizio con la denominazione di Associazione Artisti Pittori e Scultori, con lo scopo di tutelare gli interessi artistici, morali e materiali, degli aderenti promuovendo la cultura a vari livelli e valorizzando la figura dell‟artista nella sua professionalità. Questa istituzione associativa percepiva fortemente l‟esigenza di un marcato riconoscimento della serietà e della continuità del lavoro di un pittore o di uno scultore, ed infatti chiedeva come requisito fondamentale per entrare a farne parte un curriculum significativo, severo e documentato. Ciò costituiva un criterio di selezione estremamente rigoroso, che voleva garantire la tutela della dignità di coloro che si dedicavano completamente alla pratica artistica. All'interno del sodalizio era comunque prevista la formazione di un “Gruppo giovani” che non penalizzasse o escludesse chi, per questioni anagrafiche, non aveva ancora avuto l'opportunità di costruirsi un lungo e rispettoso curriculum. I membri di tale gruppo, autogestito all'interno dell‟associazione e senza diritto di voto, non dovevano aver compiuto venticinque anni al momento dell'ammissione, e dovevano frequentare o aver frequentato accademie d'arte, scuole d'arte, studi di noti artisti; potevano anche essere autodidatti dalle doti particolarmente spiccate, purché riconosciute da almeno tre membri effettivi dell'associazione. Avrebbero dovuto dimostrare il proprio bagaglio culturale e il proprio senso di serietà aggiornando annualmente il proprio curriculum con esperienze formative o lavorative che ne avrebbero testimoniato l'idoneità per il passaggio a membri effettivi, al compimento del ventottesimo anno di età, quando sarebbe decaduta automaticamente l'appartenenza al “Gruppo giovani”. L'Associazione Artisti Pittori e Scultori ambiva inoltre all'allargamento degli orizzonti culturali dell‟ambiente culturale locale, grazie a scambi e partecipazioni sempre più frequenti e proficue con altri centri e il confronto con altri artisti operanti in campo nazionale, tramite il coinvolgimento sempre più stretto e reciproco con i critici d'arte, attraverso la convergenza di istanze veramente ed autenticamente culturali, in modo da raggiungere un più alto livello qualitativo nelle manifestazioni artistiche che avrebbero avuto luogo a Cremona. In questo modo e per queste ragioni venivano delineandosi a Cremona due diversi sodalizi artistici, con molti ed importanti punti di convergenza ideale, in termini di finalità ed obiettivi, e con una sostanziale differenza nella valutazione della professionalità dell'artista, percepita ora come criterio inequivocabilmente distintivo, in termini di pratica assidua dell'operazione artistica, ora come elemento concorrente, come altri, a delineare la figura di una personalità attiva nel campo delle arti visive. Ciononostante, le due entità associative seppero negli anni cogliere e mettere a frutto episodi di reale e fattiva collaborazione, soprattutto nella promozione, nell'organizzazione e nell'allestimento di numerose ed importanti iniziative artistiche promosse a livello cittadino ma arricchite da elementi di più ampio respiro, come ad esempio diverse edizioni delle Biennali d'Arte, nonché le mostre pensate per omaggiare personaggi illustri della storia e della musica cittadina, Antonio Stradivari e Claudio Monteverdi.
Crediti Graphomedia - AlpiSol