ASSOCIAZIONE ARTISTI CREMONESI

2. La nascita dell'Associazione Artisti Professionisti

L'ambiente si era sensibilizzato. La necessità di riunirsi era sempre più forte e pressante, per non disperdere le energie, per non sprecare gli sforzi, per poter “fare di più”, in diversi ambiti, su più livelli, coordinando ed indirizzando i singoli verso una visione d'insieme ed un'azione comune. “Presso il Bar degli Artisti di Via Aselli – riferisce personalmente il pittore Giorgio Mori – si riuniva regolarmente il gruppo che avrebbe fondato l'Associazione; anche se da un punto di vista strettamente artistico ognuno di noi percorreva un cammino individuale e cercava la propria realizzazione inseguendo sogni diversi, volevamo unirci per acquisire più forza e una maggiore visibilità, per tutelarci e per poterci rapportare al meglio con la società e le istituzioni”. Una prima forma solidaristica viene costituita de facto tra il 1954 (Cordani 1998) e il 1955 (Lodi 1955): in una lettera dattiloscritta dello scultore Leone Lodi, indirizzata a Mario Coppetti e datata 26 dicembre 1955, si legge infatti che non sembra esserci “nessuna meraviglia (…) se la testé costituita Associazione Artisti di Cremona, nella sua attuale fase formativa, ha dato e possa ancora dare adito a discussioni e polemiche che in qualche caso sono andate oltre i termini programmatici, informativi dell'Associazione”. Le parole dell‟artista sembrano pertanto riferirsi ad un coagulo di artisti riunitisi da poco tempo in un raggruppamento non ancora legalmente riconosciuto, con una fisionomia ancora in fase di elaborazione, dibattuta in modo sferzante e puntuale nei suoi dettagli. Al di là di ciò, la sua lettera è esemplificativa delle considerazioni che animavano il neonato sodalizio cremonese così come, in generale, l'ambiente artistico italiano di quegli anni. Rilevava Lodi la difficoltà di legare menti e personalità tanto particolari quanto diverse, ma allo stesso tempo auspicava la costituzione di un organismo associativo di proporzioni nazionali, con le sue ramificazioni regionali e provinciali, che potesse adeguatamente porsi e collocarsi all'interno di una comunicazione efficace e comprensibile tra i diversi popoli. Affrontava quindi quello che era (all'epoca), è stato (un trentennio dopo) ed è sostanzialmente ancora oggi un nucleo nevralgico dell'essere artista nella società contemporanea e post-moderna, un aspetto che, in altri termini, ha attraversato la storia dell'Associazione (ma non solo di quella) toccando trasversalmente sia l'identità stessa dell'artista sia il risvolto pratico del suo lavoro: l'aspetto della professionalità, dell'essere – o meno – artista professionista. L'opinione di Lodi era concorde nella necessità di “unire in Associazione gli artisti col proposito di elevare l'arte e l'artista ad una migliore condizione di prestigio sociale”, ma aggiungeva: “non sono d'accordo quando si fanno distinzioni tra artisti professionisti e non professionisti, tantomeno quando, con ingeneroso proposito, si fa distinzione in virtù delle fonti di guadagno (…). Vediamo piuttosto (…) di influire affinché non si restringa troppo il cerchio e possano tutti gli artisti far parte dell'Associazione Artisti Cremonesi, con uguali diritti e doveri”. In altre parole, avrebbe voluto “limitare il compito dell'Associazione ad assolvere problemi di assistenza sociale (…) promuovendo manifestazioni artistiche coordinate su larga scala (…) formulando l'auspicio che all'Artista, all'Arte, non capiti la sventura di chiudersi in formule restrittive (…) rimanendo, com'è sempre stato, simboli di Libertà nella Libertà”. Lo scritto di Lodi è rappresentativo di una preciso convincimento soggettivo nei confronti della questione della professionalità: non mancarono negli anni Cinquanta, né mancano nel presente, oltrepassati i confini del Duemila, idee divergenti, opinioni opposte, visioni diverse e diversificate che segnalavano e indicano ancora oggi l'estrema delicatezza di un argomento tanto dibattuto e controverso. Pensata ed embrionalmente definita, l'Associazione si perfezionò in Associazione Artisti Professionisti poco tempo dopo, nel 1956, anno chiave per l'attuazione dei primi risultati tangibili dell'attività collettiva: mi riferisco ad iniziative importanti quali la I Mostra Sociale, la I Mostra di Primavera, tenutasi nel mese di aprile, e la I Rassegna interregionale del Bianco e del Nero, aperta tra giugno e luglio, che ospitò artisti provenienti non solo da Cremona ma anche da Brescia, Parma e Piacenza e fu corredata anche di disegni ed incisioni di artisti illustri del primo Novecento provenienti da una collezione privata, quella del dott. Alfredo Mattei. Le mostre furono allestite nei locali di Palazzo dell'Arte, che in quell'occasione e successivamente a tratti, per alcuni tempi, venne utilizzato come sede espositiva, come era stato originariamente concepito e destinato. Tra le mostre organizzate nel 1956 va ricordata anche un'esposizione allestita a Castelleone in omaggio a Francesco Arata, pittore che in quel luogo era nato e che era scomparso da poco: la mostra, se vogliamo, rappresentò la prima occasione in cui il sodalizio cittadino allargava al territorio provinciale il suo orizzonte d'azione. L'anno successivo, dal 14 al 28 aprile 1957, si tenne la II Mostra di Primavera, ancora ospitata a Palazzo dell'Arte, alla quale parteciparono sessantadue pittori e scultori che diedero vita ad una esposizione dal respiro ampio, a carattere nazionale, non priva tuttavia di accenti polemici, dovuti alla difficoltà riscontrata nel coinvolgere la cittadinanza e le istituzioni a partecipare ad una iniziativa costata non poco in termini di fatica ed impegno da parte degli artisti e degli organizzatori. Nel periodo natalizio dello stesso anno venne inaugurata un'altra Mostra Sociale, non più allestita a Palazzo dell'Arte, bensì nei sotterranei della Galleria XXV Aprile, nelle sale al centro del braccio centrale del Mobilificio Feraboli.

FOTO: Cremona, Palazzo dell’Arte, 14 aprile 1957. Inaugurazione della II Mostra di Primavera (foto Ezio Quiresi)

A proposito di questo evento il giovane critico d'arte Elda Fezzi segnalava un lento ma progressivo movimento da parte degli artisti verso una direzione di apertura, libertà ed innovazione; inoltre, in questa occasione, vennero proiettate duecento diapositive a colori del fotografo Ezio Quiresi, scomparso in tempi recentissimi: una prassi inconsueta, “moderna” per l'epoca, ma apprezzata anche dalle autorità cittadine, che per la prima volta parteciparono in massa all'evento artistico. Un segnale positivo che, allo scadere di un anno estremamente difficile, gli artisti apprezzarono. Infatti “il 1957 è anche l'anno nel quale si cominciano a tirare le somme dell'esperienza in atto e ci si rende conto pure di una preoccupante situazione economica: le spese, sostenute dagli artisti stessi, le cui finanze erano in quegli anni generalmente piuttosto „magre‟,  superavano di gran lunga le entrate, a ciò si aggiunge la presa di coscienza del generale disinteresse degli enti pubblici, autorità e cittadini per gli avvenimenti artistici; tutto ciò è aggravato dalla mancanza di una sede stabile e dalle inevitabili discussioni interne che una simile situazione produce. Il mancato sostegno, morale almeno se non fattivo, alle varie iniziative pesa sugli artisti in cui crescono amarezza ed insoddisfazione, soprattutto se alla realtà locale confrontano quelle limitrofe” (Cordani 1998). Un tale quadro di impegno, lavoro e responsabilità completamente a carico degli artisti , estenuantemente prolungato e appesantito da gravosi dibattiti e scambi di idee alla ricerca di una possibile soluzione ai problemi della categoria, condusse ad una svolta. Mancava ancora, infatti, un riconoscimento ufficiale, una veste legale che tutelasse gli associati nel loro lavoro e nei loro interessi, che ritagliasse per ognuno di essi un ruolo che evidenziasse e rimarcasse la loro seria professionalità, così come era accaduto per altri operatori culturali, senza tuttavia dover “urlare” protestando al mondo pubblico il proprio diritto di esistere e la propria volontà di operare. Fu così che, in data 14 maggio 1958, presso lo studio notarile del dott. Mario Grossi, sito a Cremona in via Aporti, fu redatto l‟atto di costituzione ufficiale dell'ASSOCIAZIONE ARTISTI PROFESSIONISTI DI CREMONA, con sede in Cremona, via Carlo Speranza 3. Alla presenza di Dante Ruffini, Iginio Sartori, Giuseppe Guarneri (il più anziano del gruppo), Ercole Priori, Ernesto Piroli e Giorgio Mori (il più giovane dei sei), in pari numero di tre pittori e tre scultori, nacque secondo precise norme e modalità protocollari il sodalizio che di fatto già esisteva ed era attivo in città. La sede venne concordemente fissata presso lo studio dello scultore Ruffini. Nell'atto si legge: “I comparenti chiamano a comporre il primo Consiglio Direttivo i signori: Ruffini Dante, Guarneri Giuseppe, Priori Ercole, Sartori Iginio, Piroli Ernesto, i quali accettano la carica e, seduta stante, nominano Presidente il signor Ruffini Dante e Vice Presidente il signor Guarneri Giuseppe, i quali accettano la carica. Segretario viene nominato il signor Mori Giorgio che pure accetta la carica.” L'Associazione risultava regolata, oltre che dalle norme legislative specifiche della materia, da ciò che specificava l'atto, comprendente uno statuto, firmato e controfirmato, composto da diciannove articoli. Nei primi di essi si evince la natura apolitica dell'associazione, che prevedeva una partecipazione libera e volontaria; vengono specificati gli scopi primari del sodalizio, individuati nella tutela degli interessi morali e materiali della categoria, nella promozione di iniziative artistiche locali e nazionali, nell'assistenza garantita agli artisti nella loro attività lavorativa, soprattutto nelle eventuali vertenze in cui potevano incorrere, sia a livello individuale che collettivo. In aggiunta viene prescritto il dovere, per l'associazione, di partecipare alle commissioni pubbliche per la tutela delle arti e dei beni paesaggistici ed alle manifestazioni di carattere artistico e culturale (di cui doveva farsi anche promotrice ed organizzatrice), nonché di vigilare sulla corretta applicazione delle leggi relative all'arte e agli artisti, riferendosi in modo particolare della legge 717 del 29 luglio 1949, la cosiddetta “Legge del 2%”, che destinava una quota appunto non inferiore al due per cento della spesa totale prevista, per quei progetti di abbellimento (mediante opere d'arte) di edifici pubblici, costruiti ex novo o ricostruiti. L'Associazione Artisti Professionisti risultava formata da due categorie di associati: i professionisti ed i non professionisti, cioè coloro che traevano sostentamento unicamente grazie all'attività artistica e coloro che invece avevano introiti provenienti da altri tipi di impiego. Si distinguevano pertanto, rispettivamente, i “soci effettivi” dai “soci aggregati”. Chi voleva accedere all'Associazione doveva presentare la propria domanda corredata dalle firme di presentazione di due associati, da un piccolo corpus di opere rappresentative e un documento attestante la propria attività artistica. Il consiglio direttivo avrebbe deciso sulla sorte del richiedente. Gli altri articoli regolavano la vita e la prassi dell'Associazione, gli organi di cui era costituita e i loro compiti specifici, le assemblee e le votazioni, i diritti e i doveri delle due categorie di associati. Una nota curiosa: l'associazione si sarebbe sciolta qualora il numero degli iscritti fosse stato inferiore a sei, tanti quanti i soci fondatori. La storia ha fatto il suo corso, cambiando la percezione dell'uomo, dell'intellettuale e dell'artista: le antiche, piccole, chiuse forme associative che erano le Accademie, spesso vere e proprie torri d'avorio il cui scopo era l'arricchimento interiore ed intellettuale in vista della pura contemplazione della verità, si sono gradualmente modificate fino a dar vita a sodalizi più aperti, più disposti al confronto e all'azione, che hanno come obiettivo ultimo quello di dare il proprio contributo per cambiare la società, per modificarne gli stereotipi dall'interno, per avviarla ad un destino migliore. Dal 1958 ad oggi, l'Associazione Artisti Professionisti, cambiando denominazione e modificando la propria fisionomia per adeguarsi al panorama di una società sempre più variegata, globalizzata e proiettata verso il futuro, ha attraversato la storia di Cremona radicandosi come sodalizio che oggi è patrimonio fondamentale della nostra cultura locale, con la quale continua ad intessere rapporti sinergici vitali.
Crediti Graphomedia - AlpiSol